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Astrabat, invito alla ricerca dell'amore

Antonio Messina, nativo di Partanna, padovano di adozione, che tanti consensi ha ottenuto con l'opera narrativa "L'assurdo respiro delle cose tremule", si presenta ora con un'altra altrettanto avvincente, dal titolo "Le vele di Astrabat" (Il Foglio letterario). "Era l'inizio - spiega - e i quattro elementi, aria, terra, acqua, fuoco si erano uniti per ricreare l'armonia dell'universo, ma ci fu un intoppo: gli elementi pesanti formarono le terre del Sole pallido mentre quelli leggeri, unendosi, diedero vita alla Città del silenzio, i Cerchi di luce energetica, ma esisteva un confine ancora inesplorato, materia ed energia, per cercare l'unione perfetta. Atzelil tentò di varcarlo per completare il suo ciclo: era solo energia, ma voleva contaminarsi con la materia ed amare. Fu l'inizio della tragedia perchè gli uomini del Sole pallido, non appena capirono, cercarono di conquistare la Città del silenzio e i Cerchi. Otlan amava Atzelil e per questo aveva inviato Neilos ad Astrabat, il pianeta di sabbia e ombre lunari, dove un vento miracoloso, venendo a contatto con le cellule, le rigenerava, permettendo al corpo di rinascere tre volte...". Insomma una storia d'amore appassionante e un invito a cercare la felicità tra le pieghe dell'esistenza terrena. L'autore, infatti, crede nella forza dell'amore, che "unisce, dialoga, sconfigge la morte", e nel potere della scrittura, tanto da affermare con Arthur Conan Doyle: "Il segreto della letteratura è quello di rendere gli altri un poco più felici di come li hai lasciati".
M. P. Codato

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