Ecco il nuovo numero della Newsletter de “La Zona Morta”:

Menù “La Zona Morta”




Ecco il nuovo numero della Newsletter de “La Zona Morta”: ogni 15 giorni tante notizie, anticipazioni, classifiche, aggiornamenti… e molto, molto di più! Seguiteci su www.lazonamorta.it...

E ANCHE SUI PRINCIPALI SOCIAL NETWORK


ANTIPASTI
Terre di Confine numero 02 di Davide Longoni

PRIMI PIATTI

L’ombra del dio alato a cura della redazione
Finalisti al MystFest 2014 a cura della redazione
300 di Elena Romanello

SECONDI PIATTI

La mantide omicida di Giovanni Mongini
Red Kollection a cura della redazione

CONTORNI – LE CRONACHE DI

Italian Horror Fest 2014 a cura della redazione

FRUTTA

Te lo do io il remake! di Giovanni Mongini
Panu a cura della redazione

DESSERT

Ludika 1243 a cura della redazione

BEVANDE

EXTRA

Tornano le recensioni di Gordiano Lupi che stavolta ci parlerà per cominciare di Mario Calabresi e del suo libro “Spingendo la notte più in là - Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo” (Mondadori; 130 pagine; 14,50 euro).

“Mario Calabresi scrive il libro più difficile della sua vita, quello che ha pensato di realizzare per anni - ogni volta in modo diverso - ma che ha sempre evitato di concepire come una replica astiosa a troppe accuse infamanti. Spingendo la notte più in là racconta la storia della sua famiglia, distrutta dal terrorismo, da un atto insensato organizzato nelle segrete stanze dell’estrema sinistra italiana, avallato da articoli di fuoco pubblicati da quotidiani come Lotta Continua. Non solo, narra altre vittime della barbarie terroristica - poliziotti, giornalisti, medici, agenti di scorta, servitori dello Stato caduti a difesa delle istituzioni -, veri figli del popolo (come diceva Pasolini) eliminati da un’elite intellettuale che giocava (con il fuoco) alla rivoluzione. Mario Calabresi è figlio di Luigi, il commissario di polizia assassinato perché qualcuno aveva costruito la leggenda del boia addestrato dalla CIA reo di aver ucciso e gettato dalla finestra l’anarchico Pinelli. Spingendo la notte più in là parla alla coscienza di tutti noi, mi fa vergognare di aver ascoltato e persino canticchiato la cialtronesca canzone di Claudio Lolli che racconta la morte di Pinelli secondo le veline di Sofri e di Lotta Continua. Mi fa ricordare che negli anni Settanta e Ottanta ci avevano convinto che la realtà virtuale del commissario assassino fosse realtà storica. Gente come Giampiero Mughini, Erri De Luca - che parlano e scrivono ancora! -, persino Adriano Sofri - che scrive su Repubblica e io mi rifiuto i leggerlo! - adesso sono venerati come opinionisti e scrittori di rango, mentre con i loro articoli, con assurde opinioni dettero via libera all’omicidio di un servitore dello Stato. Mario Calabresi non si lascia andare ad alcun desiderio di vendetta in un libro che nel finale tocca vette di pura poesia quando l’autore segue la voce del padre e del nonno e decide che tutto sommato la cosa migliora è scommettere tutto sull’amore per la vita. È l’insegnamento della madre, l’idea che ha sempre seguito convinto di non sbagliare, anche quando ha visto uscire dal carcere - persino graziati! - gente come Ovidio Bompressi e Adriano Sofri. L’obiettivo del libro è quello di contribuire alla pacificazione nazionale, superare un tragico momento storico della nostra vita, quando per morire era sufficiente fare il giornalista o il magistrato, solo perché un tribunale del popolo aveva deciso la tua sorte. Mario Calabresi mi ha fatto ricordare che vedo spesso Renato Curcio alle fiere del libro, ché lui come me è un piccolo editore, manda avanti Sensibili alle foglie, realtà più conosciuta del mio Foglio Letterario, per meriti di lotta politica. Ecco, io non ho avuto nessuna vittima in famiglia da quella stagione del terrore, ma non mi è mai venuta voglia di scambiare qualche parola con Renato Curcio. Io sono un vero figlio del popolo, uno di quelli che diceva Pasolini. Non lui, dispensatore di morte e di aberranti ideologie. Grazie Mario Calabresi per questo libro. Leggerlo fa bene al cuore”.

Ma questa volta il nostro Gordiano non si ferma qua e, poliedrico come sempre, ci parla per concludere anche di poesia con Maria Grazia Di Biagio e il suo volume “Nella disarmonia dell’inatteso” (Bel Ami Edizioni; 80 pagine; 10 euro).

“Maria Grazia Di Biagio è una vera poetessa, una che non si limita a scrivere versi senza leggere, per essere originale e non avere padrini letterari. Sembra impossibile ma ne ho conosciuti tanti di (presunti) poeti che non leggono poesia ma si credono vati e fanno i sostenuti se non li leggi. I versi di Maria Grazia Di Biagio raccontano un amore che non fa rima con cuore ma è ricco di metafore straordinarie e di versi suadenti.

È un anno di parole che non scrivo
e non c’è incuria o disamore, credi,
se ho lavato la matassa dei pensieri
e l’ho stesa al silenzio ad asciugare.

Renato Fiorito - autore di un’ispirata postfazione - ha avuto la mia stessa sensazione di struggente tenerezza nel leggere i versi sopra riportati, forse perché anche lui aveva bisogno di rispecchiare in altrui parole il proprio dolore. Questa è la forza della vera poesia, ma anche della vera letteratura, di una scrittura profonda che non sia volta a realizzare il mero intrattenimento.

Non è cambiato molto da quel giorno
cado ancora come allora
mi sbuccio le ginocchia
ma non piango più, purtroppo
e questo è male, perché il pianto cura,
è pioggia che consola, il pianto.

Ho letto questi versi a mia figlia, certo lei che ha sette anni non ha pensato al male di vivere di montaliana memoria, né al vizio assurdo di Pavese, ma alle sue ginocchia sbucciate e al pianto, facendomi notare che le lacrime sono una pioggia metaforica che cade dai suoi occhi quando è triste, addolorata o soffre. Grandezza della vera poesia che si fa apprezzare da una bambina, come quella del mio amico cubano Felix Luis Viera che parla della figlia lasciata a Cuba per un doloroso esilio quando aveva quindici anni, racconta la sofferenza tangibile d’un padre in fuga.


Cerco in ogni libro una rivelazione
oppure un’intuizione condivisa,
una piccola cosa impertinente,
una violetta sbucata dalla neve
che mi faccia sentire meno assurda.
Cerco la bellezza delle cose
nella disarmonia dell’inatteso,
nelle parole, il senso primo del significato.

Altri versi che raccontano l’importanza di un libro, di una storia, di una pagina scritta, dove cerchiamo soprattutto noi stessi, il senso profondo delle cose, per recuperare stupefatti una metaforica violetta sbucata dalla neve.

Ho mentito.
Non è vero che non sto scrivendo
sono solo versi bianchi
ma ho finito i fogli colorati.

Stupenda la chiusura della raccolta. Il poeta non può fare a meno di scrivere, se ti dice che non sta scrivendo sta mentendo, il poeta è un fingitore, come scrive Pessoa, ma nel caso della Di Biagio è un sincero dispensatore d’amore, che quando finisce i fogli colorati scrive solo versi bianchi”. 

LA CLASSIFICA

I cinque articoli più letti nelle ultime due settimane:

1)   Tortona Cinema Horror 2014 a cura della redazione
2)   Inferni – Venezia, la peste e l’uragano a cura della redazione
3)   Intervista a Valeria Barbera di Davide Longoni
5)   Intervista a Lia Tomasich di Davide Longoni

PROSSIMAMENTE

Interviste a Andrea Biscaro, Barbara Baraldi, Alan “Sergio” D. Altieri, Gianfranco Viviani, Francesco Spagnuolo, Sperling & Kupfer, Hypnos, Lamberto Bava, Armando Corridore e Sandy Ecker; Day of the dead 2; Ed Wood; Notte Profonda: un ricordo di Fabio Salerno; Lucio Fulci; 300; 300: L’alba di un impero; le invasioni di tutti gli ultracorpi; Conan the barbarian; 20 anni di X-Files; i “Millelire” di Stampa Alternativa; Revolution; “Solo per noi vampiri” di Lamberto Bava; Italian Horror Fest 2014: il programma; “Sette piccoli film” di Andrzej Zulawski.


Arrivederci nell’aldilà!

Commenti

Post popolari in questo blog

IL MALE PEGGIORE IL NUOVO ROMANZO DI G. IANNOZZI

DONNE E PAROLE DI GIUSEPPE IANNOZZI IL FOGLIO LETTERARIO