mercoledì 7 novembre 2007

Milienero intervista


1. Ciao Antonio, a te l’onere di introdurti…
Ho incontrato per strada un uomo molto povero ed innamorato, portava un vecchio cappello ed un cappotto strappato. L’acqua gli entrava nelle scarpe e le stelle nell’animo - Victor Hugo. Questo basta in prologo forse per definire la mia storia: ho cominciato a scrivere molto tardi, poi la necessità di sondare i confini dell’anima mi ha avvicinato alla scrittura. La mia prima opera, L’assurdo respiro delle cose tremule ha ricevuto elogi dalla critica e dai lettori, e ha venduto un buon numero di copie in libreria, senza nessun supporto pubblicitario, così, in umile attesa, ho continuato a liberare le parole. Prima della Memoria dell’acqua, edita dal Foglio Letterario di Gordiano Lupi, ho scritto qualche racconto, L’ombra nella Bottiglia pubblicato da Progetto Babele, La Marea pubblicato dalla rivista sarda Gemellae, e poesie pubblicate in antologie italiane di buon livello, in particolare per G Perrone editore. Una storia semplice, la mia.
2. Come nasce la tua passione per la scrittura e come vivi e convivi con questa passione?
E’ necessità, desiderio, anelito, bisogno d’altrove, volontà di non fermarsi sulla superficie delle cose- Io amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano- Friedrich Wilhelm Nietzsche. Ho attraversato il dolore, sperando di trovare la felicità… è l’amore che unisce, dilaga e sconfigge la morte, anzi per essere precisi l’idea che l’uomo ha della morte, infatti, il più terribile dei mali, cioè la morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi ci siamo, la morte non c’è, e quando essa inesorabilmente arriva, noi non ci siamo più, diceva il filosofo.
3. I tre libri più belli che hai letto, i tre film più belli che hai visto, ed il viaggio che più ti è piaciuto e quello che vorresti fare…
Cronache Marziane, Lontano dal pianeta silenzioso, Solaris, ma potrei andare avanti all’infinito. Il viaggio? Sono stato sempre in viaggio, nel sogno, anche adesso che un vento leggero penetra dalla finestra e il cielo sembra di raso. Non mi sono mai fermato, anima errante a vagare su sentieri di luce, per cercare i confini dell’anima, quello che esiste e non appare. Film? La foresta dei pugnali volant, Hero, La tigre e il dragone, L’ultimo Samurai, Leon, ma anche qui potrei andare avanti, invece mi fermo un attimo, a respirare l’aria fresca che mi accarezza il cuore, sembra soffio vitale, sinfonia d’amore che attraversa le alture.
4. Da cosa trai ispirazione per scrivere? Quali sono gli scrittori da cui ti senti maggiormente influenzato?
Difficile la tua domanda, Lisa; ritorno al punto di partenza: dolore, desiderio, amore, ricerca. L’emozione sgorga, la sento e dunque tramuto i segni in parole, tento di costruire un sogno, non per me, sarebbe egoismo e ostentazione, vanità e tragedia, ma per gli altri, per coloro che nelle favole trovano il senso della vita e dell’effimera felicità, nell’attimo. Asimov, Calvino, Ray Bradbury e Gorge Orwell, Tolkien , Robert E. Howard.
5. ‘La memoria dell’acqua’, un libro di racconti oserei dire un po’ particolare. Una scrittura elegante e ricercata dal retrogusto del genere fantastico… sei d’accordo?
«È un messaggio d'amore, è l'incessante ricerca dell'uomo contemporaneo di trovare "angoli" di quiete e così riflettere sul senso delle scelte, dei gesti: un perire e rinascere, in un continuo alternarsi di luci e di ombre. Il libro nasce, infatti, dal bisogno di cercare il significato e il destino della vicenda umana, di comprendere la ragione del dolore e del male che imperversa ovunque. Nasce da un irrefrenabile desiderio d'amore e d'armonia, di un'anima errante che tenta d'afferrare il sogno e la luce, comunque consapevole del misero destino terreno». David Frati direttore di Mangialibri, aggiunge: Dio, se è ambizioso il libro di Antonio Messina. Come se non fosse abbastanza voler riscoprire la forma letteraria del racconto filosofico in questo tempo di fast-books e omogeneizzati rilegati, lo scrittore siciliano trapiantato a Padova tenta un'ardita commistione tra la fantascienza del Solaris di Andreij Tarkowskij (più che quello di Stanislaw Lem), la rilettura della classicità dei Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, la capacità di raccontare filosofia del Nietzsche di Così parlò Zarathustra. Unica stella polare, la voglia bruciante di un altrove purchessia, il desiderio di non fermarsi nemmeno un minuto alla superficie delle cose, il bisogno costante di simboli.
6. Cosa ti ha lasciato l’esperienza di pubblicare? Pensi che pubblicare sia un punto di partenza o di arrivo? Come pensi di promuovere il tuo libro?
Non c’è inizio e nemmeno epilogo, tutto si svolge dentro di te, tutto è ricerca, sogno. Il problema, a parte la naturale vanità di ogni autore, è un altro. Se scrivi per comunicare le tue emozioni, allora, se usi l’anima e il coraggio degli illuminati per creare mondi, allora… non arrivi mai, resti sospeso ad oscillare su una corda tesa, e dall’alto, in bilico, vedi l’approdo, luci e lanterne a riflettersi sul mare, e trasmetti al lettore la tua passione, viaggi con lui, nel sogno. Questo è il vero segreto della letteratura ‘rendere gli altri un poco più felici di come li hai lasciati’ così diceva Arthur Conan Doyle.
7. il titolo del tuo libro lo trovo molto suggestivo… ed è anche il titolo del racconto più lungo della raccolta che, per gusto mio, forse è anche troppo complicato e introverso, per certi aspetti. Il tema dell’acqua però mi piace. Cosa ti ricorda l’acqua?
L’acqua conserva la memoria nella sua trasparenza, è fonte di vita, circonda la mia isola, mi avvolge: l’acqua è purezza, anche se purtroppo come tutte le cose che l’uomo ha sfiorato, è stata contaminata, ma la fonte è pura, pura l’idea.
8. Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente che si affaccia per la prima volta nel panorama dell’editoria, cosa gli diresti?
Di stare molto attento, valutare e non avere fretta, leggere, e aspettare il momento propizio, tanto arriva prima o poi, per gli scrittori di talento naturalmente.
9. Cosa ne pensi di piccoli editori a pagamento, agenzie letterarie e corsi di scrittura? Pensi che siano dei mezzi giusti, che possono servire?
Dicono che per pubblicare con i grandi, sovente ci vuole una buona dose di fortuna; io dico che servono amicizie, non si spiegherebbe altrimenti come testi mediocri vengono pubblicati da grandi editori. Ma qui il ragionamento è molto complicato, comunque basterebbe leggere Quasi quasi faccio un corso di scrittura e Nemici Miei, per avere un quadro completo delle situazione. Hanno accusato l’autore (Gordiano Lupi, che è anche il mio editore) d’essere invidioso, di buttare fango su Faletti e compagnia: io sono d’accordo con lui, la sua analisi è lucida, onesta, “mostra” verità mai affermate. Ti faccio un esempio, idea già espressa da qualche editore, di cui non ricordo il nome. Prendi un autore di successo, uno scrittore osannato dalla critica, uno che vende centinaia di copie, anzi prendi il suono nuovo lavoro (dattiloscritto), aggiungi un nome inventato e invialo per editori: penso che ci sarebbe da ridere… non so se mi sono spiegato. Dagli editori a pagamento meglio tenersi alla larga, dai corsi di scrittura pure, servono a spillare quattrini, punto e basta. Meglio leggere, leggere ottimi autori, per affinare, ascoltare il suono delle parole, cercare di migliorare la forma… ecco cosa veramente serve ad uno scrittore, sempre che ci sia il talento, che io ritengo la cosa fondamentale.
10. C’è chi sostiene che i libri sono solo marketing, quindi non conta il talento di uno scrittore, come è scritto un libro, se è valido o no… ma solo saperlo promuovere e vendere…
C’è una netta differenza tra letteratura di consumo, tipo Faletti, per intenderci, e letteratura di alto livello (Calvino, Eco, Bradbury e Gorge Orwell, Tolkien, Robert E. Howard), c’è l’abisso, e tutto si gioca su un falso problema, forse ideato da coloro che non amano i libri, ma li vogliono vendere ugualmente, naturalmente per fare denaro. I Libri, molti libri vendono sotto la spinta del marketing, quindi gli autori, come tu giustamente affermi, pur non possedendo talento, riescono a scalare le classifiche di vendita. Sono comunque convinto che oggi la differenza, a livello qualitativo, la fanno i piccoli editori, quelli che amano la letteratura, quelli che oltre al guadagno vogliono fornire al lettore gli strumenti per sognare… a cosa serve un buon libro, se non a far sognare? Il sogno è fonte di felicità, ma c’è una bella differenza fra sogni mediocri e sogni eccellenti, ti pare? Quando la critica afferma con enfasi che Faletti è il più grande scrittore italiano vivente, viene quasi da piangere… ci sono scrittori di sommo valore che purtroppo non riescono a trovare un editore, e questo la dice lunga sulla questione editoria in Italia. Naturalmente, per sgombrare il campo da equivoci, ed essere precisi, ci sono autori degni che pubblicano con grandi editori, ma questo è normale, la qualità è sempre riconosciuta. In epilogo, devo solo ringraziare Gordiano Lupi, un piccolo editore dal cuore grande, un uomo che ama la letteratura, senza di lui oggi molti validi autori sarebbero ancora alla ricerca di un piccolo sogno, e come tu sai i sogni non costano nulla, ma sono fondamentali… chiarori ad illuminare la nostra misera esistenza. In conclusione a proposito del sogno e dell’immaginazione, ha colto bene il nocciolo della questione una letterata francese, Jeanne Cappe: “i nostri contemporanei, ella dice, non hanno fede se non in ciò che vedono; considerano l’immaginazione come la nipote povera della ragione, una nipote un po’ pazza e farneticante, riservata tutt’al più ai ragazzi”.
Grazie, Lisa.

Lisa Massei – Mielenero21/03/07

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