Mangialibri D Frati

Le vele di Astrabat
in

Antonio Messina Il Foglio 2007
Un uomo e una donna passeggiano sulle rive di un mare lontano, sconosciuto. Lui la ama da anni, lei - che si chiama Niral - ricambia con una tenerezza venata d’ombre. Sfidando la sottile gelosia di Niral, Otlan le racconta due storie tratte apparentemente dal suo passato. Nella prima, un supercomputer viene trasferito sul remoto pianeta Astrabat per analizzare l’ambiente e carpire il segreto dei venti che soffiano nei deserti, capaci di rigenerare le cellule e donare l’immortalità. Ma Astrabat muta anche il computer, che aquisisce una coscienza (ora si chiama Neilos) e persino dei sentimenti. Nuove spedizioni seguono la prima del 2136, nuovi coloni si stabiliscono su Astrabat (tra i quali il narratore), e Neilos diviene una entità ingombrante, perché serba il segreto dell’immortalità nei suoi circuiti. Un segreto che una donna di nome Neha potrebbe raggiungere non grazie a chissà quale perizia informatica, ma con l’amore che la intreccia a Neilos. Nella seconda, due viandanti (uno si chiama Ghazal, l’altro si chiama Orisch) si accampano sulle rive di un fiume: qui, notte dopo notte, strani Cerchi luminosi senzienti appaiono nell’aria. Orisch deperisce a vista d’occhio, quasi come fosse avvelenato, e l’altro uomo viene contattato dal cerchio-femmina Atzelil, che gli racconta strane storie di mondi paralleli e lo invita a oltrepassare la soglia che lo porterà alla Città del Silenzio...Dopo il sorprendente esordio de L'assurdo respiro delle cose tremule e la sontuosa conferma de La memoria dell’acqua, Antonio Messina torna con un’opera terza che registra non poche significative novità: allo stile unico dell’autore (un tellurico mix di fantascienza classica, romanzo filosofico, mito greco, stilemi della poesia) si aggiunge l’ingrediente del romanticismo, e gli episodi narrati diventano frammenti di un unico plot, che nel finale si chiude a cerchio. L’anelito di Messina verso l’assoluto, l’infinito, l’iperuranio qui si fa più marcato, quasi doloroso, e la vicenda è punteggiata da un ossessivo ricorso a dialoghi sfibranti come solo quelli tra innamorati sanno essere. Malgrado si confermi la sensazione - già avuta, e forse con maggior forza, dinanzi al precedente libro di Messina - di trovarsi davanti a una delle proposte più originali del panorama letterario italiano, Le vele di Astrabat non è certo immune da imperfezioni: una certa cripticità nella trama, che a tratti si dipana in modo un po’ faticoso ed è di certo poco intelligibile per i lettori non esperti, una sottolineatura forse troppo marcata del registro ‘rosa’, una netta prolissità dei dialoghi. Ma l’atmosfera malinconica da Cronache marziane della prima parte e il sapore quasi lovecraftiano della seconda valgono da soli il ‘prezzo del biglietto’. [david frati]

Commenti

Post popolari in questo blog

IL MALE PEGGIORE IL NUOVO ROMANZO DI G. IANNOZZI

RISTAMPA AGGIORNATA DI ALMENO IL PANE, FIDEL! NEL DECENNALE DELLA SUA USCITA - 2006 - 2016. GORDIANO LUPI