Mulinare di Mari e di Muri di G Lucini


  • Fortuna Della Porta
  • MULINARE DI MARI
    E DI MURI
  • LietoColle 2008 Collana Aretusa
    codice ISBN 978-88-7848-369-9
  • illustrazioni di Stefano Busonero

L’essere, il suo destino e in mezzo la metafora del mare come rappresentazione di una dimensione spazio temporale ineffabile, del troppo vasto per essere compreso ma che tuttavia viene intuito come destino ultimo che ci assorbe e in lui ci discioglie: questa mi pare essere l’idea di fondo che viene problematizzata in questa raccolta, certo senza ansia, ma come accoglimento di una intuizione o una verità misteriosa e cangiante, così come è profondo e cangiante il mare che è protagonista, in queste liriche. L’autrice ha dunque affidato a questo grande archetipo (così come lo sono la montagna, il cielo e gli altri elementi immutabili nella natura) il compito di rendere per simboli il messaggio perché “non si trova una frase a descrivere l’inesprimibile” e anche l’Io poetico cerca di uscire dal suo annichilimento proprio cercando di immedesimarsi nell’archetipo stesso, di assumerne i caratteri, il personaggio, di trasformarsi in lui….
In questo modo il mare viene quasi antropomorfizzato e l’Io poetico finisce col con-fondersi, anche fisicamente, con il mare stesso, in una sorta di continui rimandi, quasi una fusione o una con-fusione che ruota intorno a domande anch’esse cangianti, inafferrabili, inesprimibili. Il risultato è come una sospensione, un sogno da svegli. Una specie di altro-mondo, dal quale il mondo vero, che peraltro si affaccia in pochissime occasioni, viene violentemente estromesso (in Rotta cieca ad esempio) o stigmatizzato. È un mondo vuoto, sguaiato, incapace di ispirare senso. Restano le lunghe ombre della sera della vita, nella loro dura inconsistenza, che paiono alterare la percezione stessa, in una sorta di bizzarra deformazione del reale, avvertita nella dimensione spirituale e anche in quella sensoriale.

Gianmario Lucini

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